STORIE E TESTIMONIANZE

Gli effetti collaterali sulle ossa delle terapie anti tumorali a cura della Dott.ssa Rebecca Pedersini
Oncologa Ospedali Civili di Brescia

La fragilità ossea cause e soluzioni a cura della
Prof.ssa Maria Luisa Brandi Presidente F.I.R.M.O

Rosanna D’Antona
Presidente Europa Donna Italia

La storia di Giuseppina

La storia di Paola

La storia di Antonella

La storia di Sabrina

La storia di Ada

La storia di Rony

Sentirsi giovani con le ossa di un’ultrasettantenne

44 anni, sposata con figli, Tiziana è una giornalista che si è trovata faccia-a-faccia con un tumore al seno. Combattere questa battaglia significa affrontare anche una difficoltà in più: la fragilità delle ossa, conseguenza delle cure salvavita.

Super attenta alla salute, non beve né fuma e si è sempre sottoposta ai controlli mammografici annuali. A 41 anni la diagnosi di tumore della mammella: intervento, rimozione delle ovaie e conseguente menopausa. Da allora segue una terapia con inibitori dell’aromatasi che bloccano la produzione di estrogeni.

“Oggi ho le ossa di una over 70”, commenta Tiziana, che insieme alla terapia ormonale ha iniziato ad assumere – purtroppo in ritardo – un farmaco contro il riassorbimento osseo per contrastare la fragilità ossea e prevenire le fratture da fragilità.

Da www.saluteseno.it

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Supporto e informazione cruciali per salvare le ossa in pericolo

45 anni, quando Claudiana scopre di avere un tumore al seno. Da allora sono passati otto anni. Dopo l’intervento si è sottoposta a radioterapia e a trattamento antiormonale per oltre 5 anni, quest’ultima interrotto prematuramente per fragilità ossea.

Qualità di vita in caduta libera: la passione di Claudiana è sempre stata lo sport, ma ha dovuto smettere completamente di praticare qualsiasi attività fisica. Nessuno le aveva spiegato che, a causa della menopausa indotta chirurgicamente e delle terapie ormonali contro il tumore al seno, sarebbe andata incontro a fragilità ossea, ma soprattutto che sarebbe stato possibile prevenirla o contrastarla con farmaci specifici.

Senza alcun supporto e informazioni sui possibili rischi – evitabili – associati alla terapia antiormonale, il prezzo da pagare è spesso molto alto.

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Un tumore sotto mentite spoglie e tante decisioni da prendere

34 anni, e una cisti al seno da togliere che continuava a crescere. Paola si è trovata così davanti a una serie di scelte difficili da prendere, nonostante la giovane età: sottoporsi o meno a mastectomia, chemioterapia, congelamento degli ovuli prima di iniziare le terapie per avere maggiori possibilità di avere figli, induzione della menopausa per proteggere le ovaie.

Dopo la chemioterapia è la volta di un inibitore dell’aromatasi e di un ennesimo problema: nonostante i controlli, c’è stato un forte decadimento della salute delle ossa nonostante sport, sole e vitamina D. La cura con un farmaco contro il riassorbimento osseo ha però rimesso in carreggiata la sua vita.

Un suggerimento valido per le donne nella sua condizione? Fidarsi dei centri specifici per il tumore al seno dove poter essere seguite da specialisti sulla salute dell’osso.

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Menopausa precoce e cancro al seno: il primo passo è sapere

39 anni, e un tumore al seno da affrontare insieme alla menopausa precoce. Poi la mastectomia, 8 cicli di chemioterapia e un farmaco biologico per un anno, seguito da terapia ormonale con un inibitore dell’aromatasi e controlli ogni 6 mesi.

Tiziana è una paziente informata, consapevole dell’importanza della cura, ma anche conscia degli effetti “collaterali” delle terapie da seguire. Una storia che fa emergere la necessità di cambiare punto di vista sulla prevenzione e sulla cura delle ossa nelle donne trattate con inibitori dell’aromatasi.

Nelle donne in menopausa e in cura con farmaci antiormonali, non è tanto il controllo della massa ossea che conta, ma la valutazione del rischio di fragilità dell’osso e di frattura che avviene anche in assenza di variazioni della massa ossea.

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Tumore al seno più inibitori dell’aromatasi uguale fragilità ossea

Dopo la mamma, anche lei si è ammalata di tumore al seno sensibile agli estrogeni. Superato l’intervento chirurgico e la chemioterapia, Laura è entrata in menopausa e segue una cura con inibitori dell’aromatasi contro il rischio che il tumore ritorni.

Ma non basta: deve pure affrontare il peggioramento della qualità dell’osso a causa delle terapie, e di conseguenza il rischio di fratture da fragilità. Integratori di calcio e vitamina D, insieme al monitoraggio della massa ossea, spesso non bastano a salvaguardare la salute dell’osso.

Ecco perché la nota 79 dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) stabilisce di trattare le pazienti come Laura con farmaci specifici, a prescindere dai livelli di massa ossea. Laura e le donne come lei sono particolarmente a rischio di fragilità dell’osso e di frattura da fragilità.

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Un percorso impervio con possibilità di svolta

58 anni, una vita per la famiglia e lo sci. Silvia ha ricevuto la diagnosi di tumore al seno 16 anni fa: mastectomia, chemioterapia e trattamento con inibitori dell’aromatasi per ridurre il rischio che il tumore ritorni.

Menopausa a soli 44 anni e la seconda sorpresa della sua vita: una frattura di due vertebre a causa di una lieve caduta su neve fresca. In 5 anni di terapia ormonale nessun medico l’aveva informata del danneggiamento osseo causato dagli inibitori dell’aromatasi.

Silvia non si è però data per vinta. Si è rivolta a un centro di reumatologia, dove le hanno prescritto una cura specifica contro il riassorbimento osseo. A distanza di 2 anni gli esami di controllo hanno evidenziato un importante recupero della mineralizzazione ossea, tanto da incoraggiarla a rimettere gli sci.

Da www.saluteseno.it 

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